{"id":3436,"date":"2023-01-03T12:16:42","date_gmt":"2023-01-03T11:16:42","guid":{"rendered":"http:\/\/lavocedicorsano.it\/?p=3436"},"modified":"2023-01-04T12:21:13","modified_gmt":"2023-01-04T11:21:13","slug":"il-mio-viaggio-tra-le-mura-del-palazzo-baronale-dei-capece","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/lavocedicorsano.it\/?p=3436","title":{"rendered":"IL MIO VIAGGIO TRA LE MURA DEL PALAZZO BARONALE DEI CAPECE"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-3437 alignleft\" src=\"http:\/\/lavocedicorsano.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Foto-palazzo-del-trono-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/lavocedicorsano.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Foto-palazzo-del-trono-225x300.jpg 225w, http:\/\/lavocedicorsano.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Foto-palazzo-del-trono-768x1024.jpg 768w, http:\/\/lavocedicorsano.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Foto-palazzo-del-trono-1152x1536.jpg 1152w, http:\/\/lavocedicorsano.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Foto-palazzo-del-trono-1536x2048.jpg 1536w, http:\/\/lavocedicorsano.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Foto-palazzo-del-trono-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/p>\n<p>Quando la Redazione mi ha prospettato l\u2019idea di scrivere un pezzo sul Palazzo feudale dei Capece ho accettato con entusiasmo, senza riserve. Da subito ho pensato ai sentieri da battere nell\u2019affrontare con rispetto la vita evolutiva di un \u201cBene\u201d al centro del paese, sotto gli occhi di tutti, ma da tanti poco conosciuto. Nel fare questo ho pensato ai viaggiatori del Grand Tour come Goethe, il raffinato Keats, Dickens, Montesquieu, tutti insieme immersi nella loro ricerca del bello e delle origini.<\/p>\n<p>Ecco, ho chiuso gli occhi e calandomi nei loro panni li ho riaperti davanti al \u201ccastello\u201d di Corsano. Castello s\u00ec, perch\u00e9 quello che alla nostra vista appare come un \u201cpalazzo\u201d, in origine era un fortilizio, forse non inteso come quelli che ci hanno fatto sempre studiare sui libri di scuola con le torri agli angoli, il mastio centrale, mura alte e un profondo fossato attraversabile solo da un pesante ponte levatoio. Qui da noi, nel profondo sud, i castelli erano altra cosa. Almeno quelli medievali. Almeno quelli dei nostri paesi di periferia.<\/p>\n<p>Non sappiamo se il feudale <em>Fabiano Secu<\/em>ro se ne costru\u00ec uno di sana pianta oppure se lo ebbe in dono da re Tancredi di Lecce dopo l\u2019investitura di fine XII secolo. Questa informazione gli eruditi salentini del Seicento, purtroppo, non ce l\u2019hanno saputa dare, di contro, una appetitosa indicazione la fornisce invece uno dei numerosissimi frammenti medievali superstiti del Grande Archivio del Regno di Napoli dove, all\u2019interno di un lungo atto di <em>restitutionis<\/em>, \u00e8 annotata la presenza del <em>castrum Cursani<\/em> riconsegnato sotto il governo di Carlo I d\u2019Angi\u00f2 nelle mani del legittimo proprietario <em>dominus Mattheo de Tocco<\/em> dopo che Manfredi, figlio di Federico II di Svevia, glielo aveva tolto pochi anni prima, in regime di guerra, per donarlo al suo fiduciario <em>Nicolaus de Sirino<\/em>.<\/p>\n<p>I \u201ccorsanesi medievali\u201d, probabilmente, avrebbero colto al volo la sottigliezza proposta delle cancellerie regie classificando con esattezza il \u201ccastrum\u201d del proprio paese, riconoscendolo in un fortilizio, un piccolo castello, o una qualsiasi opera difensiva a protezione del feudatario, pi\u00f9 che del centro abitato.<\/p>\n<p>Per continuare la ricerca della verit\u00e0 riguardo la storia del palazzo ho dovuto compiere deviazioni di viaggio tra le poche carte d\u2019archivio, dalle quali trarre il meglio delle informazioni da incrociare con quello che la residenza, al momento, \u00e8 in grado di raccontare. La qualifica di <em>castrum<\/em> affiancata al nome del paese ha un significato storico ben preciso oltre che funzionale, soprattutto alla luce della catalogazione del paese come <em>casale<\/em>, cos\u00ec come registrato pi\u00f9 volte nel medioevo dal 1272, con il quale era indicato un centro abitato \u201caperto\u201d, cio\u00e8 privo di mura difensive ma non di difese. Il <em>castro<\/em> tardo medievale assume significati differenti rispetto all\u2019originale dato dai romani, e nel caso corsanese il termine \u00e8 associato a una semplice \u201c<em>casa forte<\/em>\u201d munita di una struttura turrita a pianta pressoch\u00e9 quadrangolare del tipo molto frequente in Italia, con molta probabilit\u00e0 circondato da un primo sbarramento costituito dalle mura di un cortile. Esempi notevoli nelle immediate vicinanze sono quelli delle torri dei palazzi baronali di Lucugnano, Nociglia e Vaste e quello leggermente pi\u00f9 tardo della Turris Magna di Tricase. A tal proposito \u00e8 probabile che i corsanesi del Trecento vedessero una torre paragonabile a quella vastese, tozza, quadrata, merlata e a due piani. Al suo interno nel 1318 si rinchiuse il Signore del paese insieme alla moglie e ad alcuni cortigiani. Come in un film il torrione al centro della scena era circondato dalla popolazione, costituita in quegli anni quasi esclusivamente da lavoratori della terra, che con forconi, zappe e bastoni alla mano inveivano contro il feudatario per protestare e mettere fine agli innumerevoli soprusi e abusi perpetrati nei loro confronti. \u00c8 risaputo che in quel frangente il barone nel tentativo di placare gli animi agitati dei rivoltosi decise di inviare tra loro un\u2019ancella della moglie, immaginando che una figura femminile potesse calmarli ma, in buona sostanza, mise la ragazza di fronte a una morte cruenta.<\/p>\n<p>Ritornato nel punto esatto da dove \u00e8 iniziato il mio viaggio, ho interrogato la facciata del palazzo, in cerca degli spunti di ricerca ed ho individuato almeno sei interventi architettonici marcati da differenti quote del prospetto, da tufi diversi per estrazione e forma, da giunti di divisione dei paramenti murari, e da due portali d\u2019ingresso. A tutto ci\u00f2 si aggiungono gli interventi che si leggono sulle altre tre facciate del palazzo e al suo interno.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-3438 alignleft\" src=\"http:\/\/lavocedicorsano.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Foto-palazzo-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/lavocedicorsano.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Foto-palazzo-225x300.jpg 225w, http:\/\/lavocedicorsano.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Foto-palazzo-768x1024.jpg 768w, http:\/\/lavocedicorsano.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Foto-palazzo-1152x1536.jpg 1152w, http:\/\/lavocedicorsano.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Foto-palazzo-1536x2048.jpg 1536w, http:\/\/lavocedicorsano.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Foto-palazzo-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/>Non mi sono lasciato ingannare dal grande ingresso perennemente chiuso, posto al centro del prospetto. Mi ha invece intrigato, e non poco, l\u2019anonima porta d\u2019accesso agli ambienti in uso agli Scout, porta che tanto normale non \u00e8, difatti a un occhio pi\u00f9 attento non sfuggir\u00e0 la sagoma tamponata di un piccolo portale con arco ribassato decisamente pi\u00f9 antico del primo. Se non fosse che questa tipologia di arcata era particolarmente in uso nel periodo tardo medievale non mi sarei addentrato all\u2019interno per capirne qualcosa in pi\u00f9. E ho fatto bene, perch\u00e9 la piccola porta nasconde una spessa muratura con l\u2019intradosso o imbotto del portale che presenta un\u2019interessante strombatura verso l\u2019interno. La copertura di questa stanza, come del resto quelle delle camere a seguire, \u00e8 del tipo a botte, e anche questa \u00e8 una conferma dell\u2019antichit\u00e0 del luogo. Non \u00e8 un caso se con l\u2019allargamento del palazzo a est alcune camere sono state coperte con una volta a crociera, sempre datata ma comunque pi\u00f9 recente.<\/p>\n<p>A questo punto l\u2019obiettivo era individuare la \u201cmatrice\u201d del palazzo. La sensazione di essere entrato nel luogo giusto l\u2019ho avuta quando per accedere nella camera successiva ho dovuto attraversare una porta chiaramente aperta \u201ca forza\u201d nell\u2019imponente muraglia. L\u2019assenza di un architrave e lo spessore considerevole della muratura, molto simile per dimensioni a quella anteriore, sono indicatori intriganti che hanno trovato conferma nella piccola scalinata che conduceva al piano superiore, incastonata nella muraglia. Una scala che punta dritto nel bel mezzo della grande sala superiore, cosa che non ha alcun motivo di esistere. La sua funzione era, piuttosto, quella di condurre al piano alto di una costruzione da considerare tra le pi\u00f9 antiche dell\u2019intero palazzo, con le caratteristiche di una struttura tardo medievale, presumibilmente edificata nello stesso luogo del fortilizio svevo.<\/p>\n<p>La presenza di una piccola fortificazione rendeva appetibile il paese, con l\u2019inevitabile susseguirsi continuo di diversi feudatari che a vario titolo hanno messo mano alla residenza feudale. Il cortile interno, ridotto a un grande androne con volta piana realizzata durante gli anni della lavorazione del tabacco, era nell\u2019era rinascimentale una corte esterna dalla quale accedere alla profonda galleria delle scuderie. \u00c8 in questo secolo, il Cinquecento, che il palazzo ha visto una prima espansione in direzione Sud e Est. In questa fase c\u2019\u00e8 stato anche l\u2019innalzamento del fabbricato sul piano primo come confermano alcune tipologie di volte pi\u00f9 antiche, del tipo a padiglione. Non escludo che tutta l\u2019area della grande sala fosse occupata da diverse stanze che completavano il piano nobile voluto dai Securo, ritornati a governare il feudo dopo oltre due secoli.<\/p>\n<p>La svolta costruttiva che ha portato il palazzo ad assumere le sembianze attuali si \u00e8 avuta solo nel Seicento, nel secolo d\u2019oro per l\u2019intera Terra d\u2019Otranto e, da quello che ho potuto costatare addentrandomi al suo interno, anche per la residenza baronale di Corsano.<\/p>\n<p>Il 1636 \u00e8 la data spartiacque, l\u2019anno in cui il feudo \u00e8 stato acquistato dalla ricca e pluridecorata famiglia feudataria Capece, nella persona di Giovanni Tommaso.<\/p>\n<p>I <em>Capece<\/em> arrivano a Corsano in una stagione nella quale il desiderio di autorappresentazione per la nobilt\u00e0 era un valore irrinunciabile che spiega la realizzazione di cospicue imprese edilizie. Caratteristica del fenomeno era la tendenza a riqualificare gli interni, le facciate e i giardini, ma anche a costruire nuovi fabbricati attorno a quelli pi\u00f9 antichi. Potrei stendere in questa sede un elenco lunghissimo di palazzi nobiliari disseminati in tutta la provincia d\u2019Otranto, su tutti cito il castello di Corigliano d\u2019Otranto, il palazzo ducale di San Cesario, il castello Imperiali di Francavilla Fontana e il pi\u00f9 vicino palazzo principesco di Tricase.<\/p>\n<p>Dopo aver visionato buona parte del palazzo, mentre ero alle prese con le successioni feudali, una forbice di date ha catturato immediatamente la mia attenzione: il periodo dal 1657 al 1668, decennio di governo del barone Carlo. Negli stessi anni a Tricase Stefano II Gallone faceva costruire il proprio palazzo allargando quello rinascimentale. Diversi particolari accomunano non a caso le due grandi residenze. Salito al piano nobile dallo scalone d\u2019onore, che fino all\u2019Ottocento era a destra del grande cortile interno, si entra immediatamente nell\u2019aula pi\u00f9 grande del palazzo: la <em>sala del trono<\/em> che aveva occupato il posto delle stanze cinquecentesche. Ho avuto la sensazione in entrare nell\u2019omonima sala di Tricase con alte pareti, purtroppo anche qui senza intonaco, coperta a capriate e con finestroni grandi che fanno entrare tanta luce anche in una giornata uggiosa. E poi le finestrelle del matroneo, oggi tamponate, da dove si affacciavano i soldati, ma anche chi non aveva il permesso di fermarsi in sala durante i ricevimenti di corte, sono molto simili a quelle del palazzo tricasino. E che dire delle sale di rappresentanza a sinistra dello scalone d\u2019onore con le volte a padiglione decorate a stucco con figure mitologiche, stemmi di famiglia, e persino l\u2019allegoria della giustizia. Le porte che conducono da una stanza all\u2019altra, da un \u201cquarto\u201d all\u2019altro, sono decorate con stucchi ricoperti da calce da dove s\u2019intravede un delicato finto marmo di colore verde che ricorda quello di palazzo Gallone.<\/p>\n<p>Molte similitudini, molti punti di contatto, molti indizi che messi insieme fanno una prova. Carlo Capece frequentava Tricase e gli altri paesi del suo circondario e trafficava con Casa Gallone. Mi \u00e8 capitato pi\u00f9 volte di incrociarlo, insieme ai suoi familiari, nei registri parrocchiali cittadini nel ruolo di padrino di battesimo o cresima. Non \u00e8 casuale quindi che gli interni dei due palazzi abbiano delle affinit\u00e0. \u00c8 probabile che lo stesso progettista abbia lavorato a Tricase e poi a Corsano, ma in questa sede, dopo quello che ho visto, non mi sento di escludere il contrario.<\/p>\n<p>Il mio personale viaggio alla scoperta del palazzo feudale vuole rendere giustizia alla grandiosit\u00e0 dell\u2019edificio insieme al suo potenziale, nonostante l\u2019elevato tasso di degrado in cui versa. Una residenza, quella dei Capece, che merita di essere scoperta, acquisita al patrimonio della collettivit\u00e0, salvata dall\u2019oblio in cui sta continuando a versare da troppi anni. Un viaggio che continua, con l\u2019auspicio che quella del \u201ccastello\u201d di Corsano possa essere, finalmente, una \u201cStoria a lieto fine\u201d.<\/p>\n<p><strong><em>Salvatore Musio<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando la Redazione mi ha prospettato l\u2019idea di scrivere un pezzo sul Palazzo feudale dei Capece ho accettato con entusiasmo, senza riserve. Da subito ho pensato ai sentieri da battere nell\u2019affrontare con rispetto la vita evolutiva di un \u201cBene\u201d al centro del paese, sotto gli occhi di tutti, ma da tanti poco conosciuto. 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