BIAGIO RAONA, UN GRANDE SOGNATORE
Il 13 ottobre dello scorso anno, era un sabato pomeriggio, visitai accompagnata da mio marito il sindaco, il palazzo baronale di piazza Umberto I. Mi fece da cicerone, mostrandomi tutti gli anfratti del piano terra. Poi salimmo al piano nobile, che con le sue pareti nude racconta tutta la storia di questa opera architettonica che pochi conoscono. Dinanzi a tanta bellezza ancora conservata, iniziai a scattare diverse foto ai bassorilievi.
Mentre scattavo la foto ad un portale enorme, dalla parte opposta attraverso la grande porta socchiusa, comparve la sagoma di mio marito, che in quel frangente attraversava il loggiato che dà sul giardino posteriore. Era sereno, e ammirava orgoglioso. All’improvviso un raggio di sole attraversò la sua figura ed io, guardando subito dopo quella foto, pensai che non mi piaceva affatto. Mi sembrò una premonizione. Due giorni dopo… quel raggio di sole…se l’era già preso con sé. Per citare Dante, se “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”, noi non ci chiediamo più perché, perché sia successo. Ma viviamo nella certezza che, finché c’è stato, ha messo la sua firma su ogni cosa bella che ci ha lasciato, e di bellezza intorno a me ne vedo tanta. E ci auguriamo che anche quel palazzo torni un giorno a rivivere i suoi splendori. Questo era il sogno di un grande uomo, quello di proiettare Corsano oltre le sue mura proprio attraverso questo gioiello architettonico che già cavalca secoli di storia, ed è ancora lì, aspettando che qualcuno se ne prenda cura e lo restituisca come nuovo ai posteri. Gli dissi: “Secondo me tra inizio lavori, smaltimento della ferraglia e del materiale di risulta, messa in sicurezza, ricuciture varie, e restauro vero e proprio, ci vorranno 30 anni” – “30 no” mi rispose “ma 20 sì. Ma a piccoli passi possiamo farcela”. L’avete conosciuto mio marito. Credeva molto nei piccoli passi e a piccoli passi avrebbe contribuito acché ciò si realizzasse, forzando ogni giorno, puntualmente, qualora fosse stato necessario farlo. Non era nella sua indole stare ad aspettare.
Ora che lui non c’è più, quei piccoli passi che ogni giorno avrebbe senza dubbio, puntualmente compiuto, dovranno trasformarsi, per chi resta, in passi da gigante.
Ci consola la fiducia e la convinzione che chi gli è stato accanto e l’ha conosciuto, agisca nel ricordo e nel solco tracciato da Biagio e saprà proseguire e migliorare il lavoro fin qui svolto.
Ora una targa è affissa su quelle mura, a suggellare la sua audacia, ma anche a fare da supporto morale a questa grande opera e al grande disegno che fu di mio marito.
Si dovrà fare una corsa contro il tempo e sfidarlo, unire tutti i colori politici della città, firmare un grande arcobaleno che faccia da ponte tra cielo e terra, tra lui e noi, e far andare avanti dritto il progetto, per far in modo che il colosso di piazza Umberto svetti dignitoso sulla piazza della città. Sono certa che ognuno di noi lo vuole, per noi, per i nostri figli, per il nostro paese, per la nostra storia. E per non sentire mai sulle spalle e sulla coscienza il peso della valenza che fu del sindaco Raona, grande sognatore, di sogni ambiziosi ma realizzabili. Era un uomo passionale, e in tutta quella passione, in tutto ciò che è bellezza, io lo rivedrò sempre. Grazie Amore per essere passato nelle nostre vite, e grazie per la forza che hai avuto di inciderti da solo anche nelle pietre di questa città. Ma soprattutto per averci insegnato che “numeri 1” si diventa. Basta credere fortissimamente in ciò che si vuole.
Dora Russo
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