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venerdì, Gennaio 30th, 2026


La malattia è un evento che irrompe nella vita di una persona fermando il tempo e frammentandone tutte le dimensioni, compresa la progettualità. È una crisi che necessita di una serie di adattamenti continui. Tutto sembra distrutto: progetti, sogni, desideri, speranze. E il dolore diventa totale perché coinvolge l’aspetto fisico, l’aspetto psicologico e quello relazionale.
Affrontare una diagnosi di tumore richiede la messa in campo di tante risorse: della persona che si ammala, dei familiari o caregivers, del personale sanitario. La comunicazione assume un ruolo importante e decisivo in quanto va a toccare le emozioni profonde del paziente oncologico e di chi gli sta accanto. In questi momenti, non si parla solo di cellule impazzite, terapie o prognosi. Si parla di vite che cambiano, di equilibri che si rompono.
Le parole e i gesti acquistano un potere enorme: possono ferire o guarire, possono creare distanza o vicinanza. Ecco perché la comunicazione, quando è autentica, diventa una vera forma di cura.
Per un medico, un’infermiera, un familiare o un amico, comunicare con una persona che ha ricevuto una diagnosi oncologica non è mai semplice. La tentazione di evitare l’argomento, di “non dire troppo”, o al contrario di invadere lo spazio dell’altro con un eccesso di consigli o rassicurazioni, è comprensibile. Ma la comunicazione, se usata con consapevolezza, può diventare un vero strumento di cura.
Una comunicazione efficace migliora l’aderenza terapeutica, riduce l’ansia e accresce la fiducia nei confronti del personale sanitario (Istituto Nazionale del Cancro degli Stati Uniti, Epstein & Street, 2007). Un approccio empatico, rispettoso e centrato sul paziente favorisce un migliore adattamento alla malattia e perfino una migliore qualità della vita.
Comunicare bene non significa solo “dire cose giuste”, ma costruire un legame. Questo vale per i professionisti della salute, ma anche per i familiari e gli amici. Ciò che conta davvero non è avere una risposta pronta, ma essere presenti, autentici e disposti ad ascoltare.
La relazione è al centro di tutto. Chi sta accanto a una persona malata spesso si trova in un territorio sconosciuto. Il desiderio di “dire la cosa giusta” può trasformarsi in frasi di circostanza o, peggio, in negazione del dolore dell’altro: “Non pensarci”, “Andrà tutto bene”, “Devi essere forte”. Ma chi vive una malattia oncologica ha bisogno, più che di ottimismo forzato, di autenticità. A volte è sufficiente un semplice: “Sono qui per te. Vuoi parlarne?”.
Essere presenti non significa avere tutte le risposte, ma esserci con ascolto e rispetto. Evitare la tentazione di “curare” le emozioni altrui è spesso il gesto più terapeutico. Anche il silenzio, se pieno di presenza, può essere potente. In certi momenti, le parole non servono. Serve solo esserci, con uno sguardo, una carezza, un respiro condiviso.
L’empatia, in oncologia e non solo, è una delle risorse più preziose. Essere empatici significa essere capaci di sentire con l’altro, senza giudicarlo né volerlo cambiare. Non significa identificarsi con il dolore dell’altro, ma riconoscerlo e accoglierlo. I pazienti lo percepiscono: si sentono visti, ascoltati, non più soli. E anche i familiari, spesso in balia di emozioni contrastanti, traggono beneficio da relazioni in cui possono esprimere paure e fragilità senza sentirsi giudicati.
Solo una sana comunicazione aiuterà la famiglia a dare un senso a questa nuova e difficile condizione che si sta vivendo, a superare questo disagio e a potersi riscoprire come risorsa imprescindibile, come contenitore all’interno del quale è possibile “parlare”, “ricaricarsi”, “piangere”, “ridere”, “ricordare”.
La cosa più preziosa che la famiglia e il paziente possono offrirsi reciprocamente è la disponibilità ad affrontare questa prova insieme.
In un contesto complesso come quello oncologico, comunicare bene è dunque una necessità, un gesto di cura profonda. Ogni parola può diventare un ponte, ogni gesto una medicina. Prendersi cura non è solo prescrivere o assistere. È anche, e forse soprattutto, saper essere presenti con autenticità.
Dott.ssa Adalgisa Bisanti
Francesco Caracciolo è nato a Gagliano del Capo il 14 giugno 1981. Tecnico di laboratorio presso il Laboratorio Analisi Sparasci a Tricase. Per la prima volta entrato in consiglio comunale nel 2009 ricoprendo il ruolo di Assessore alle Politiche Giovanili e Associazionismo. Nei 5 anni dell’amministrazione Raona ha ricoperto la carica di vicesindaco. Riconfermato nelle elezioni del 2024. Eletto Sindaco a maggio 2025 con 2.150 voti pari al 63,7% dei votanti.Sindaco, quale è stato il suo primo pensiero subito dopo la vittoria elettorale che lo ha eletto alla carica di primo cittadino?
Il primo pensiero immediato è andato al caro indimenticato amico Biagio Raona. È un ricordo che porto con me continuamente. Molto spesso nell’attività amministrativa, impegnativa e frenetica, mi rivolgo a lui per trovare l’ispirazione giusta, pensando a cosa avrebbe fatto davanti ad alcune scelte. Spero di essere all’altezza del suo esempio. Contemporaneamente il mio pensiero è andato ai cittadini di Corsano che con tanta generosità hanno voluto eleggermi alla guida del paese. A loro va il mio più sincero ringraziamento. Ora mi sento investito di una doppia responsabilità: la prima, la naturale responsabilità di chi ricopre la carica di sindaco; la seconda è dovuta al fatto di essere cosciente che l’enorme successo mi ha caricato anche di una enorme aspettativa.
Quali sono secondo Lei le priorità che il paese attende?
Tra le priorità del paese, c’è senza dubbio il completamento delle opere pubbliche già finanziate, per le quali sono stati compiuti sforzi significativi. Un esempio è la riqualificazione del Bosco della Baronessa, i cui lavori sono partiti il mese scorso, così come quelli di riqualificazione di Torre Specchia Grande, in fase avanzata e prossimi alla conclusione, per la quale è stato ottenuto un ulteriore finanziamento. Stiamo concentrando le energie sul completamento dei cantieri già avviati, come l’asilo nido, dove i lavori proseguono regolarmente, e la vasca di trattamento delle acque piovane, per la quale ci siamo già attivati chiedendo agli organi competenti il dissequestro del cantiere, affinché si riprenda al più presto dopo il fermo dello stesso a seguito del tragico evento dello scorso ottobre. L’opera più attesa è senza dubbio la riqualificazione del centro storico, un intervento che ridisegnerà completamente Piazza Umberto I, Piazza De Gasperi e via Cellini. L’inizio dei lavori è previsto per la fine di gennaio, il tempo necessario per la fornitura dei materiali. Una volta avviato il progetto, queste aree saranno trasformate, restituendo al cuore del nostro paese un nuovo volto, più moderno e accogliente, ma nel pieno rispetto della sua storia e delle tradizioni locali. Un passo importante per rilanciare l’identità e l’attrattiva del nostro centro, creando uno spazio vivibile per residenti e visitatori.
La zona industriale ha in programma particolari interventi ai fini di nuovi insediamenti capaci di moltiplicare lavoro e occupazione?
La zona industriale rappresenta una grande opportunità per le aziende locali e per quelle in espansione, attratte dal suo potenziale produttivo. Il nostro obiettivo è completare il percorso avviato, ultimando l’area produttiva già dotata delle principali infrastrutture, ma che necessita di servizi innovativi per attrarre nuovi insediamenti e renderla un vero HUB produttivo per il Capo di Leuca, con benefici in termini di occupazione. Contemporaneamente, è importante supportare le attività esistenti. Una concreta opportunità è data dalla creazione di una Comunità Energetica Rinnovabile (CER), che permetterebbe alle piccole e medie imprese locali di ridurre i costi di produzione e a famiglie e attività commerciali di abbattere i costi in bolletta. Stiamo già lavorando con gli uffici comunali per trovare la soluzione migliore e sostenere lo sviluppo economico locale in modo sostenibile
In termini di servizi, partendo dai servizi sociali, quale è lo stato di salute degli interventi nel settore?
Grazie all’impegno, alla professionalità e alla sensibilità di chi opera in questo settore, siamo riusciti a fornire risposte concrete a situazioni di disagio, migliorando la qualità della vita di molte persone vulnerabili. Un esempio importante è il progetto “Indipendenti”, un’iniziativa mirata alla prevenzione delle dipendenze, sia quelle legate a sostanze che le cosiddette “nuove dipendenze”. Il progetto non si limita ad offrire supporto diretto, ma si arricchisce di incontri di sensibilizzazione e approfondimento, rivolti a famiglie e cittadinanza. Inoltre sono stati avviati altri progetti che si concentrano sulle fasce più giovani, in collaborazione con le Scuole, mentre altri rivolti agli anziani sono realizzati in collaborazione con l’Ass. Anziani e la Parrocchia, con l’obiettivo di favorire lo scambio intergenerazionale e promuovendo la solidarietà e il supporto reciproco. In sintesi, i servizi sociali hanno dimostrato di essere un settore dinamico e in continua evoluzione, sempre attento alle necessità della comunità, e capace di rispondere in modo efficace e tempestivo alle sfide quotidiane, attraverso progetti concreti e inclusivi.
Il servizio di raccolta rifiuti quale percentuale registra circa la differenziata?
La percentuale di raccolta differenziata relativa al 2024 si attesta intorno al 71%, un dato tra i più alti dei Comuni appartenenti all’ARO 8. Si tratta certamente di un risultato importante, che però non deve indurci ad abbassare la guardia. Tutti gli sforzi e le attenzioni che, come Amministrazione, indirizziamo verso il settore dei rifiuti e più in generale verso la tutela ambientale, ci consentirebbero infatti di raggiungere obiettivi ancora più ambiziosi. Sono certo che anche quest’anno riusciremo a confermare questi numeri, affermandoci ancora una volta tra i Comuni più “ricicloni” della Regione (riconoscimento già conferito nel settembre scorso). Resta tuttavia una criticità strutturale a livello regionale: la mancanza di adeguati impianti per chiudere efficacemente il ciclo dei rifiuti. Una filiera completa permetterebbe non solo una migliore gestione ambientale, ma anche e soprattutto una riduzione dei costi, che oggi incidono in maniera significativa sulla TARI.

Come è noto l’urbanistica è uno dei settori trainanti dell’economia del paese. L’amministrazione si pone in termini restrittivi o espansivi nei riguardi delle nuove costruzioni e delle ristrutturazioni?
L’urbanistica, come è noto, rappresenta uno dei settori trainanti dell’economia del Paese e, allo stesso tempo, uno strumento fondamentale di governo del territorio. Il settore dell’edilizia privata è infatti centrale sia per lo sviluppo economico sia per una corretta programmazione del territorio. Proprio in quest’ottica, come Amministrazione, abbiamo avviato un percorso di confronto e di dialogo con il nuovo responsabile del settore, insediatosi nel mese scorso, con il quale abbiamo iniziato a ragionare sui diversi strumenti attuativi in grado di definire e regolamentare al meglio l’attività urbanistica. Tra questi, un ruolo fondamentale è svolto dal PUG, per il quale abbiamo già avuto un primo incontro con i progettisti, con l’obiettivo di riprendere e portare a compimento un percorso avviato ormai da decenni. L’intento è quello di dotare il territorio di regole chiare, moderne e condivise, capaci di favorire uno sviluppo sostenibile, ordinato e coerente con le esigenze della comunità.
Il palazzo baronale è uno degli argomenti in itinere. A che punto siamo?
Il Palazzo Baronale è un bene storico-culturale di elevato pregio e, proprio per questo, richiede la massima attenzione. In continuità amministrativa con il lavoro avviato dall’amministrazione Raona per l’acquisizione al patrimonio del Comune di Corsano, stiamo concentrando le nostre energie sulla messa in sicurezza e sul recupero di quello che rappresenta uno dei beni più preziosi del nostro centro storico. Dopo gli interventi urgenti di messa in sicurezza effettuati nei mesi scorsi, stiamo in costante contatto con la Soprintendenza per definire azioni future, rispettando il valore storico e architettonico del Palazzo. Inoltre, nel mese di dicembre u.s. abbiamo avviato un percorso di co-progettazione partecipata con cittadini, associazioni e attività locali, per immaginare il Palazzo come uno spazio vivo e di riferimento per la comunità, finalizzato alla partecipazione al bando regionale per il recupero dei beni storici. Al contempo siamo in interlocuzione con diversi enti – a vari livelli istituzionali – per attrarre le risorse necessarie per la valorizzazione del bene.
Quali sono i rapporti dell’Amministrazione con la Parrocchia guidata da Don Wiliam? In che termini collaborativi l’Amministrazione si pone nei riguardi delle associazioni presenti sul territorio?
Il lavoro di Don William e Don Aurelio nella Parrocchia, in particolare verso i ragazzi, è un punto di riferimento fondamentale per la comunità. L’attenzione educativa, sociale e umana che dedicano ai giovani si allinea con l’impegno profuso dall’Amministrazione verso le nuove generazioni. I rapporti tra Amministrazione e Parrocchia sono basati sul dialogo, il rispetto e una collaborazione costante, consapevoli che il benessere dei ragazzi e della comunità dipende dal lavoro condiviso. Inoltre, l’Amministrazione collabora attivamente con tutte le associazioni locali, riconoscendo il loro valore sociale, culturale ed educativo. Grazie ai progetti nel campo della cultura e dei servizi sociali, e alla sinergia con la Scuola, la Parrocchia e le realtà associative, offriamo concrete opportunità di crescita, convinti che solo unendo competenze ed esperienze diverse sia possibile avere una comunità attiva come la nostra.
In termini di bilancio come è messo il Comune di Corsano?
Il Comune di Corsano si trova in una situazione complessivamente positiva. Questa Amministrazione ha infatti ereditato un bilancio sano, frutto di un lavoro equilibrato e responsabile portato avanti dalle passate gestioni e di un grande lavoro svolto dagli uffici, che negli anni hanno garantito attenzione, competenza e rigore nella gestione delle risorse. Una condizione che ci consente di programmare l’attività amministrativa con maggiore serenità, pur senza perdere di vista gli impegni che gravano sul futuro del nostro bilancio. È però importante chiarire che avere un bilancio sano non significa essere un comune ricco. Negli ultimi anni molte risorse sono state investite in infrastrutture e su questa linea intendiamo continuare a lavorare, nella consapevolezza che tali scelte comportano, nel tempo, un impegno crescente in termini di manutenzione. Proprio per questo, già nei primi mesi di attività, abbiamo destinato numerose risorse alla cura e alla valorizzazione del patrimonio immobiliare comunale, sapendo che su questo fronte saranno necessarie ancora molte energie e investimenti per garantire servizi adeguati e sostenibili alla nostra comunità.
Come giudica il ruolo della maggioranza e dell’opposizione in Consiglio comunale in questi primi mesi di attività?
Più che una considerazione, il mio è soprattutto un augurio: quello del rispetto dei ruoli, al di là dei fisiologici momenti di contrapposizione che caratterizzano in particolare la fase iniziale di una consiliatura. Come amministratore, ho sempre messo al primo posto i rapporti personali, prima ancora di quelli istituzionali, e intendo proseguire su questa linea. Molti componenti della maggioranza sono alla loro prima esperienza e come Sindaco ho sempre cercato di delegare e coinvolgere il più possibile ciascuno di loro, convinto che solo attraverso il lavoro quotidiano e l’impegno, e a volte anche attraverso gli errori, si forma un buon amministratore. Ad oggi va dato merito ai consiglieri per la grande dedizione che stanno dimostrando. Per quanto riguarda l’opposizione, ritengo che se il ruolo è svolto in maniera costruttiva e senza strumentalizzazioni, a giovarne sarebbe l’intera comunità corsanese.
Lei è uno dei pochi sindaci in Italia, se non l’unico, ad avere una tradizione familiare ricca di presenze politiche istituzionali. Suo nonno è stato consigliere provinciale per una consiliatura; suo zio è stato consigliere provinciale in quattro consiliature; suo padre è stato Sindaco per due consiliature. Tutto ciò la avvantaggia o la appesantisce?
In famiglia si è sempre respirata un’aria di politica intesa nel suo significato più nobile, come servizio e responsabilità verso la collettività. I valori non si trasmettono semplicemente per discendenza, ma si assimilano vivendo certi esempi ogni giorno: sono quegli elementi fondamentali che, nel tempo, contribuiscono a forgiare lo spirito, il carattere e il senso civico di una persona. Ho sempre creduto che fare politica richieda una dedizione totale, talvolta sacrificando affetti e interessi personali. Crescere accanto a chi ha vissuto la politica come servizio verso gli altri è stato un punto di riferimento costante, un esempio concreto da seguire. Questo ha rappresentato per me una guida e una motivazione continua, ma anche una responsabilità: mantenere alto il livello di impegno coerente ai valori che mi sono stati trasmessi.
Non tutte le città hanno le stesse peculiarità, succede, infatti, che i colori del Natale corsanese si intrecciano con i mille colori dei coriandoli dell’ormai prossimo “Carnevale”. Non possiamo dimenticare che Corsano è anche la città del Carnevale, la città dei grandi carri allegorici che da quarantadue anni fanno “bella mostra di sé” lungo le strade cittadine, offrendo spettacolo e divertimento tra due ali di folla proveniente da tutta la provincia.
Anche se può sembrare strano parlare oggi di carnevale, è bene ricordare che già da qualche mese i cartapestai e volontari sono impegnati giorno e notte per l’allestimento dei giganti di carta che sfileranno lungo le strade cittadine.
Anche quest’anno come da quarantadue anni, lo spettacolo del carnevale di Corsano sarà assicurato, saranno ben quattro i carri di prima categoria che si contenderanno il trofeo Carnevale di Corsano, assieme alle colorate maschere e alle coreografie e al divertimento dei numerosi gruppi mascherati.
I corsi mascherati saranno aperti dall’immancabile gruppo guidato da Carlo Morrone, vincitore della passata edizione, che si cimenterà nella realizzazione di un carro allegorico che avrà ad oggetto il “Vaso di pandora” con fiamme che si aprono e chiudono. Dal vaso usciranno i mali come l’indifferenza, la sofferenza, la malattia e la morte, ma anche la speranza.
Il gruppo di Patù, guidato da Francesco De Nuccio e Sergio Abaterusso, presenterà la magia del “Carnevale di Venezia”, città delle maschere per eccellenza, dove un gondoliere accompagna un bambino che fotografa le meraviglie su un ponte. Il messaggio che il gruppo intende lanciare è quello di voler insegnare lo spirito positivo del Carnevale, ricco di fantasia, dove i ragazzi raccolgono il testimone dai più grandi per continuare questa meravigliosa avventura.
Il gruppo di Marco Chiarello, sfiderà gli altri contendenti con un carro sul tema della stessa “Festa del Carnevale”, interpretandola e leggendola come un messaggio di divertimento, approfondendo proprio sui preparativi necessari a sviluppare un grande avvenimento, accostando una riflessione su ciò che resta al termine dell’evento.
Infine il gruppo di Roberto Buccarello, in continuità con la tradizione del “gruppo Mir” realizzerà un carro con una giostra dove i principali protagonisti saranno i bambini, liberi di divertirsi nel pieno spirito del Carnevale. Come da tradizione non mancherà L’ironia e la satira, con figure politiche che verranno rappresentate come i mali e i simboli di una situazione da “Paese dei balocchi”.
Il filo conduttore di ogni gruppo è l’amicizia e la passione tra persone che a volte si sono conosciute da poco, ma coinvolti insieme in un’esperienza quasi taumaturgica sulle aspettative di molti giovani, tutti riuniti intorno al silenzio dei giganti di carta nelle fredde notti d’inverno.
La prima edizione del Carnevale di Corsano risale al 1981, quando la Pro Loco dà vita alla prima edizione del Carnevale, sono le prime sfilate in maschera organizzate, anche se già sul finire degli anni ’70 vi sono estemporanee sfilate con gruppi mascherati e improvvisati carri allegorici.
È bene ricordare che la nostra tradizione carnevalesca ha avuto inizio grazie alla fantasia di tre concittadini, che insieme ad altrettanti gruppi di amici decidono di sfidarsi nella realizzazione di maschere e carri allegorici. Da sempre un po’ burloni ma anche “visionari”, immaginano Corsano come la capitale del Carnevale salentino, inizialmente è solo un divertimento, un beffeggiarsi a vicenda con raffigurazioni allegoriche che hanno ad oggetto loro stessi, ma col tempo quella che era semplice improvvisazione, gioco, sberleffo diventa qualcosa di serio ed organizzato, cominciano a coinvolgere le famiglie, la comunità intera, poi le istituzioni e infine tutto il Capo di Leuca fino a diventare il Carnevale di Corsano e del Capo di Leuca.
Tutto è costruito intorno ai volti di “Biasi e Nunziata” le maschere del Carnevale di Corsano, i due corsanesi che sul finire dell’800, a piedi nudi, scappavano carichi di sale lungo “i tratturi” perché braccati dai Doganieri del Re che gli danno la caccia.
Il Carnevale è un vanto per tutti i corsanesi, per noi non è solo una giornata di baldoria e di festa, ma è qualcosa che fa parte della nostra cultura, è un segno distintivo che ci dà lustro e notorietà anche oltre in confini locali, è la manifestazione che più di ogni cosa rappresenta la comunità di Corsano e merita di essere coltivata e fatta crescere.
È di questi giorni la candidatura del Carnevale di Corsano nei “Carnevali Storici d’Italia”, un traguardo che ci permetterebbe di entrare nel circuito nazionale dei carnevali d’Italia, dando ulteriore lustro al nostro carnevale, un’opportunità che ci permetterebbe di fare il definitivo salto di qualità. Pertanto ora più che mai il Carnevale di Corsano ha bisogno del sostegno e del supporto di tutta la comunità per continuare a scrivere insieme una storia di passione e divertimento.
Gianfranco Riso
Uno dei compiti della scuola consiste nello sviluppare le competenze sociali e civiche che servono ai futuri cittadini per agire responsabilmente e per partecipare pienamente alla vita comunitaria.
Provare a sensibilizzare gli alunni in età di scuola Primaria verso le tematiche ambientali indicate dall’art. 12 dell’agenda 2030 (entro il 2030, dimezzare lo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari nella vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo lungo le filiere di produzione e fornitura) è nel contempo una sfida ambiziosa e un dovere professionale giacchè la scuola è chiamata a sviluppare questa consapevolezza nei futuri cittadini.
Per noi la sfida da un po’ di anni si chiama riciclo creativo o upcycling, una buona pratica nella quale ci siamo cimentate con grandi soddisfazioni. Sono certa che, come gli attuali, anche i nostri ex alunni, con un velo di nostalgia, possono testimoniare quanta nuova vita e quanto cuore abbiamo dato a carta, cartoni, bottigliette di plastica e involucri vari. A noi è piaciuto e piace considerarli gesti d’affetto e di gentilezza verso il pianeta che si concretizzano in manufatti dai tocchi artistici e a dir poco originali. Anche quest’anno, già in questi primi mesi di scuola abbiamo dedicato spazio e tempo a queste realizzazioni. La prima occasione, e quale migliore occasione, si è presentata a fine novembre con la ricorrenza della festa degli alberi. Per la festosa celebrazione, organizzata dall’amministrazione comunale e rivolta agli alunni e alle docenti di classe terza, è stato realizzato un iconico albero che affettuosamente abbraccia il globo terrestre e lo sorregge, proprio a voler significare l’importanza degli alberi per il pianeta. Il suo valore aggiunto? Il materiale usato per realizzare i tasselli che compongono il mosaico: vecchi cataloghi già destinati a prendere posto nello “scatolone riciclone” e che invece hanno rivelato grande “versatilità”.
Anche per i manufatti di Natale abbiamo scelto del materiale povero e/o di recupero: questa volta siamo ricorsi all’utilizzo di bottiglie di plastica e di imballaggi di cartone che con la loro plasticità si sono prestati a diventare oggetti decorativi pronti a fare la loro bella figura su un albero di Natale o accanto ad un presepe.
Queste attività di trasformazione di prodotti di scarto, oltre a puntare al rispetto per l’ambiente e alla sostenibilità, straordinariamente sviluppano abilità di manualità fine e senso artistico attivando quella creatività che al giorno d’oggi è purtroppo sacrificata dall’uso eccessivo degli oggetti tecnologici. E diciamo che favorire lo sviluppo del pensiero creativo oggigiorno conta molto perché attiva il pensiero divergente ovvero la capacità di trovare soluzioni nuove, alternative, originali e non convenzionali ai problemi della vita e credo che le sfide future si giocheranno proprio su questo terreno.
Inoltre il dare valore estetico a qualcosa di semplice fa brillare gli occhi e restituisce orgoglio e autostima racchiusi nell’espressione.
Mariella Orlando
Era il 2 maggio del 1986 quando al civico 7 di via San Bartolo si alzava per la prima volta la saracinesca del “Servizio Rapido”, bottega artigianale di Antonio De Masi.
All’epoca in paese vi erano almeno 6-7 “scarpari” fra i quali ricordiamo: Antonio Caracciolo (Patono) nei pressi della Chiesa S. Sofia, Antonio Calabrese (Crapatteddhu), vicino l’ex mercato coperto (ora Auditorium comunale), Carmelo De Masi (Porcumunnu) in zona Lama, Giovanni Bleve (Presiccese) in via Milano, Francesco Zaccaria (‘Ncicchi) in Largo San Bartolo (faceva anche il barbiere-parrucchiere), Donato Antonaci (Cicaleddhu) in via Po e Biagio Errico in via R. Elena.
Nel 1985 Antonio De Masi si trasferisce a Cisternino per apprendere il mestiere da Donato Tursi che aveva una concezione moderna dell’artigiano ed utilizzava materiali e tecniche innovative rispetto al resto dei colleghi.
Dopo un intenso periodo di apprendimento, ritornato nella sua Corsano, ebbe l’intuizione di intraprendere a soli 21 anni questo mestiere antico, innovandolo e rendendolo moderno e vicino alle esigenze dei propri clienti.
L’apertura della nuova bottega in paese fu considerata un’avanguardia: le riparazioni non venivano eseguite solo con l’utilizzo di colla, chiodi e martelletti ma anche mediante l’impiego di macchine motorizzate come la pressa, il finissaggio, la cuci tomaia e la cuci suola. Vi era anche la possibilità di duplicare le chiavi con un macchinario, fino a quel momento in possesso dei soli fabbri.
Da allora n’è passata di acqua sotto i ponti: la bottega – rimasta ininterrottamente aperta – tra il 2012 e il 2013 fa il giro di boa e raddoppia: il locale corsanese si rinnova non solo al suo interno ma cambiando anche nome in “Il Calzolaio” e viene inaugurata la seconda sede in via Rimembranze ad Alessano.
Negli anni, Antonio De Masi e la sua bottega sono stati un punto di riferimento dell’intero paese, rappresentando un momento di apprendimento, crescita e socialità: infatti, diversi sono stati gli “apprendesti” che hanno trascorso da lui dei periodi durante le vacanze estive: Antonio Caracciolo, Gabriele Ciardo, Andrea Buccarello e da ultimo Giacomo Nicolì.
Per tutti i ragazzi, essere stati dietro a quel bancone – seppur per brevi periodi e per pochi anni della loro vita – è stata un’esperienza di crescita umana e sociale perché ha significato non solo entrare in sintonia con chi ti insegnava un mestiere ma anche rapportarsi con la clientela, la più variegata. Al contempo, iniziare a prendere dimestichezza con piccoli attrezzi da lavoro era un’emancipazione per chi iniziava a scoprire per la prima volta il mondo dell’artigianato.
Ma la bottega ha rappresentato molto di più: nel caso di Giuseppe da Salve è stata una vera e propria scuola, l’apprendimento di un’arte, poi diventata mestiere ed infine l’apertura di una bottega nella vicina Salve.
Oggi “Il Calzolaio” è tra le più longeve botteghe artigianali di Corsano e una tra le pochissime in vita in tutto il Salento e rappresenta un baluardo al consumismo sfrenato e all’usa e getta della società moderna. Entrando nella bottega di Antonio De Masi si riscopre la bellezza del riutilizzo e della riparazione di beni usati e che riprendono nuova vita. Si ha così l’opportunità di commissionare un prodotto personalizzato, un pezzo unico e “cucito” a misura del cliente.
A tutti gli artigiani che ci credono ancora ed in particolare ad Antonio De Masi la Redazione de “La Voce di Corsano” rivolge gli auguri per questi suoi primi 40 anni di attività.
Esistono progetti che nascono da un’intuizione, da una scintilla improvvisa che si accende nella mente e nel cuore e che, quasi inaspettatamente, si trasforma in un’opera collettiva capace di generare bellezza, appartenenza, memoria. “Filo alla Luna” è uno di questi progetti: l’idea originaria di una donna, poi abbracciata da molte altre, che ha saputo ispirare un intero paese — Corsano — e che in poco tempo è diventata simbolo di tradizione, creatività e comunità.
Il progetto ha preso forma attraverso mani pazienti, fili colorati, centrini e piastrelle all’uncinetto. Ma, forse ancor di più, ha preso vita attraverso le storie, le emozioni e la voglia di stare insieme. L’obiettivo iniziale era semplice e nobile: tramandare un’arte antica, quella dell’uncinetto, e allo stesso tempo abbellire il paese, donando nuove atmosfere ai suoi spazi. Tuttavia, ciò che ne è scaturito ha superato ogni aspettativa.
La prima edizione ha visto il coinvolgimento di oltre cinquanta donne corsanesi, di diverse età ed esperienze. Unite dal desiderio di condividere un sapere antico, hanno realizzato un suggestivo “cielo appeso” composto da centrini all’uncinetto: un tappeto sospeso che ha trasformato il paese in un luogo poetico, quasi magico. Ogni centrino, diverso dagli altri, raccontava la storia di chi lo aveva creato e rendeva visibile la varietà e la ricchezza della comunità.
L’entusiasmo generato dal progetto ha portato naturalmente a una seconda edizione, ancora più ambiziosa. Per il Natale 2025 è stato realizzato un albero di Natale di oltre sette metri interamente fatto all’ uncinetto, composto da oltre 3000 piastrelle bianche. Un’opera monumentale, frutto di un lavoro paziente e accurato, che ha richiesto mesi di preparazione e una collaborazione ancora più ampia. Il bianco delle piastrelle, illuminato dalle luci natalizie, restituiva un’atmosfera di serenità e stupore, trasformando l’albero in un simbolo di unità e speranza.
Il valore di “Filo alla Luna” non risiede soltanto nella bellezza delle sue installazioni, ma soprattutto nel processo che le ha generate: incontri, scambi, apprendimento tra generazioni diverse, riscoperta di un’arte antica e costruzione di relazioni autentiche. L’uncinetto si è rivelato un linguaggio silenzioso, capace di parlare di cura, pazienza e appartenenza.
Oggi “Filo alla Luna” è molto più di un progetto creativo: è un simbolo della capacità di un paese di unirsi e di rinnovare le proprie tradizioni; è la dimostrazione che la bellezza può nascere dalla collaborazione e dai gesti quotidiani; è un filo invisibile che collega persone, storie e sogni. E come suggerisce il nome, è un filo teso verso la luna, verso qualcosa di più grande: un invito a immaginare, creare e condividere.
E finché ci saranno mani pronte a creare, cuori pronti a condividere, menti pronte a sognare, “Filo alla Luna” continuerà a crescere, a illuminare, a raccontare.
Luciana Biasco
Il 13 ottobre dello scorso anno, era un sabato pomeriggio, visitai accompagnata da mio marito il sindaco, il palazzo baronale di piazza Umberto I. Mi fece da cicerone, mostrandomi tutti gli anfratti del piano terra. Poi salimmo al piano nobile, che con le sue pareti nude racconta tutta la storia di questa opera architettonica che pochi conoscono. Dinanzi a tanta bellezza ancora conservata, iniziai a scattare diverse foto ai bassorilievi.
Mentre scattavo la foto ad un portale enorme, dalla parte opposta attraverso la grande porta socchiusa, comparve la sagoma di mio marito, che in quel frangente attraversava il loggiato che dà sul giardino posteriore. Era sereno, e ammirava orgoglioso. All’improvviso un raggio di sole attraversò la sua figura ed io, guardando subito dopo quella foto, pensai che non mi piaceva affatto. Mi sembrò una premonizione. Due giorni dopo… quel raggio di sole…se l’era già preso con sé. Per citare Dante, se “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”, noi non ci chiediamo più perché, perché sia successo. Ma viviamo nella certezza che, finché c’è stato, ha messo la sua firma su ogni cosa bella che ci ha lasciato, e di bellezza intorno a me ne vedo tanta. E ci auguriamo che anche quel palazzo torni un giorno a rivivere i suoi splendori. Questo era il sogno di un grande uomo, quello di proiettare Corsano oltre le sue mura proprio attraverso questo gioiello architettonico che già cavalca secoli di storia, ed è ancora lì, aspettando che qualcuno se ne prenda cura e lo restituisca come nuovo ai posteri. Gli dissi: “Secondo me tra inizio lavori, smaltimento della ferraglia e del materiale di risulta, messa in sicurezza, ricuciture varie, e restauro vero e proprio, ci vorranno 30 anni” – “30 no” mi rispose “ma 20 sì. Ma a piccoli passi possiamo farcela”. L’avete conosciuto mio marito. Credeva molto nei piccoli passi e a piccoli passi avrebbe contribuito acché ciò si realizzasse, forzando ogni giorno, puntualmente, qualora fosse stato necessario farlo. Non era nella sua indole stare ad aspettare.
Ora che lui non c’è più, quei piccoli passi che ogni giorno avrebbe senza dubbio, puntualmente compiuto, dovranno trasformarsi, per chi resta, in passi da gigante.
Ci consola la fiducia e la convinzione che chi gli è stato accanto e l’ha conosciuto, agisca nel ricordo e nel solco tracciato da Biagio e saprà proseguire e migliorare il lavoro fin qui svolto.
Ora una targa è affissa su quelle mura, a suggellare la sua audacia, ma anche a fare da supporto morale a questa grande opera e al grande disegno che fu di mio marito.
Si dovrà fare una corsa contro il tempo e sfidarlo, unire tutti i colori politici della città, firmare un grande arcobaleno che faccia da ponte tra cielo e terra, tra lui e noi, e far andare avanti dritto il progetto, per far in modo che il colosso di piazza Umberto svetti dignitoso sulla piazza della città. Sono certa che ognuno di noi lo vuole, per noi, per i nostri figli, per il nostro paese, per la nostra storia. E per non sentire mai sulle spalle e sulla coscienza il peso della valenza che fu del sindaco Raona, grande sognatore, di sogni ambiziosi ma realizzabili. Era un uomo passionale, e in tutta quella passione, in tutto ciò che è bellezza, io lo rivedrò sempre. Grazie Amore per essere passato nelle nostre vite, e grazie per la forza che hai avuto di inciderti da solo anche nelle pietre di questa città. Ma soprattutto per averci insegnato che “numeri 1” si diventa. Basta credere fortissimamente in ciò che si vuole.
Dora Russo
Dal 28 luglio al 3 agosto la nostra diocesi ha partecipato al grande evento del Giubileo dei Giovani a Roma.
C’eravamo, ovviamente, anche noi di Corsano in questa bella ed unica esperienza. In 25, armati di zaino e di tanta buona volontà, siamo arrivati alle soglie della città eterna, accolti dal calore della Parrocchia S. Atanasio. Per alcuni era la prima esperienza di questo genere, sicuramente si è affacciato davanti a molti il sacrificio del dormire tutti insieme in dei sacchi a pelo e di condividere bagni di fortuna o docce arrangiate ma quelle iniziali resistenze si sono naturalmente sciolte proprio in quel condividere il medesimo ritmo quotidiano con gioia e speranza. Non solo. Nel corso dei giorni e conoscendoci sempre di più si è andato oltre il semplice stare nello stesso luogo, si percepiva chiaramente che i nostri cammini giovanili iniziati in parrocchia e cresciuti in diocesi stavano maturando lì a Roma in un bell’intreccio di fraternità; in fondo eravamo lì convocati da un’unica persona: il Signore Gesù che cerchiamo di conoscere e incontrare nei nostri appuntamenti settimanali. Tutto questo era affascinante: una sola persona, Cristo Gesù, è stata capace di attirare così tanti giovani da tutto il mondo; anche solo questa riflessione era sufficiente per avere più consapevolezza della nostra fede.
A proposito di fede, tutto il pellegrinaggio era incentrato sulla figura di Pietro che aveva professato la sua fede in Cristo Signore. Abbiamo fatto insieme un percorso dal titolo “Quo Vadis?” che significa “dove vai?”. Questa frase fa riferimento all’episodio in cui San Pietro, mentre si allontanava da Roma dopo essere fuggito dal carcere Mamertino, ebbe la visione di Cristo che veniva verso di lui; e avendo chiesto “Signore, dove vai?” gli fu risposto: “A Roma per essere crocifisso una seconda volta”; l’apostolo allora tornò a Roma e vi subì il martirio. Al termine di questo itinerario Piazza San Pietro, con l’abbraccio del suo colonnato, ci ha accolto per la festa degli italiani, nella quale abbiamo ascoltato tante testimonianze e ci siamo scatenati con tanta musica, e per la celebrazione della professione di fede presieduta dal Cardinal Zuppi.
Papa Leone, in vari momenti ha fatto interventi e saluti fuori programma, come quando, alla messa di benvenuto, ha voluto farsi presente alla conclusione percorrendo, a bordo della “papamobile”, Piazza San Pietro e Via della Conciliazione, gremita di giovani, per salutarli. Parlando a braccio ha detto: “Speriamo che tutti voi siate sempre segni di speranza. (…) Camminiamo insieme con la nostra fede in Gesù Cristo e il nostro grido deve essere anche per la pace del mondo”.
Poi, sabato 2 agosto, davanti ad un magnifico tramonto, rispondendo alle domande dei giovani a Tor Vergata ha ribadito il suo appello: “Cari giovani, vogliatevi bene tra di voi! Volersi bene in Cristo. Saper vedere Gesù negli altri. L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada verso la pace”. E poi ha aggiunto: “Per essere liberi, occorre partire dal fondamento stabile, dalla roccia che sostiene i nostri passi. Questa roccia è un amore che ci precede, ci sorprende e ci supera infinitamente: è l’amore di Dio. (…) Troviamo la felicità quando impariamo a donare noi stessi, a donare la vita per gli altri”. E ha indicato la strada per seguire Gesù: “Volete incontrare veramente il Signore Risorto? Ascoltate la sua parola, che è Vangelo di salvezza! Cercate la giustizia, rinnovando il modo di vivere, per costruire un mondo più umano! Servite il povero, testimoniando il bene che vorremmo sempre ricevere dal prossimo!”.
Nella Messa della domenica Papa Leone XIV ha detto che noi giovani siamo fatti “per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore. E così aspiriamo continuamente a un ‘di più’ che nessuna realtà creata ci può dare; sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto, che nessuna bevanda di questo mondo la può estinguere”. E ha concluso l’omelia con un accorato invito: “Carissimi giovani, la nostra speranza è Gesù. (…) Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno”.
Salutandoci alla fine ha definito questi giorni “una cascata di grazia per la Chiesa e per il mondo intero”. Ribadendo ancora il suo grido per la pace: “Siamo con i giovani di ogni terra insanguinata dalle guerre. Voi siete il segno che un mondo diverso è possibile: un mondo di fraternità e amicizia, dove i conflitti si affrontano non con le armi ma con il dialogo”.
Un grande grazie alla comunità che ha sostenuto il nostro gruppo giovani nella preparazione al giubileo, ai nostri don e agli educatori che continuano a credere in noi, proponendoci sfide sempre più belle e di ampio respiro.
Gruppo Giovani Parrocchiale