TURISMO DI QUALITA’
Negli ultimi anni abbiamo più volte tentato di analizzare i dati relativi all’andamento del turismo estivo nel Capo di Leuca. La difficoltà nel reperire informazioni attendibili ci ha spesso costretti a formulare considerazioni basate su notizie frammentarie e osservazioni empiriche. Anche l’analisi della stagione estiva 2025 presenta le stesse criticità. Nonostante i ricorrenti allarmismi pre-stagionali, l’ultima stagione turistica del Salento ha mostrato una sostanziale tenuta rispetto alla precedente e, secondo i dati ufficiali, si registra addirittura una crescita di circa il 18% delle presenze. In realtà, oggi le presenze vengono rilevate grazie alle nuove norme di identificazione degli ospiti, mentre in passato gli stessi turisti sfuggivano spesso alle registrazioni; perciò, la situazione ricettiva del nostro territorio potrebbe definirsi sostanzialmente stabile o in leggero calo.
Vorrei soffermarmi piuttosto, sull’evoluzione qualitativa del fenomeno. L’aumento costante dei turisti stranieri – che, pur non compensando del tutto il calo delle presenze nazionali, sta assumendo un ruolo sempre più rilevante – orienta il nostro territorio verso un turismo diverso: più ricercato, più professionale, più maturo. Questo cambiamento accelera il passaggio da una concezione di ricettività di tipo familiare ad un’offerta sempre più strutturata e sofisticata. Complice anche l’incremento dei voli diretti su Brindisi da vari Paesi esteri, nel Sud Salento non arrivano più soltanto i discendenti e gli amici dei compaesani emigrati ma, con continuità, anche turisti dal Centro e Nord Europa (Francia, Olanda, Belgio, Austria) e perfino da Paesi extraeuropei. La loro provenienza da aree mediamente più benestanti innalza naturalmente gli standard della domanda, spingendo gli operatori a qualificarsi maggiormente, a partire dalla necessità di una conoscenza adeguata delle lingue straniere.
Un altro aspetto positivo è la distribuzione temporale delle loro presenze, più discreta e diluita lungo un periodo compreso tra aprile e ottobre. Questo elemento è significativo perché non porta ad una sovrapposizione con i turisti italiani, le cui vacanze coincidono spesso con il calendario scolastico e per definizione, affollano le spiagge nel mese di agosto.
La presenza degli stranieri è inoltre dislocata in modo più omogeneo sul territorio: non scelgono necessariamente le località più note, ma prediligono soluzioni in zone tranquille, lontane dai centri abitati e dalle marine più affollate. Le loro parole d’ordine sono: natura, privacy e relax. In un certo senso, ci stanno insegnando a valorizzare maggiormente l’ambiente e a preservare gli elementi che rendono unico il nostro territorio.
Le località simbolo del turismo della nostra zona (Santa Maria di Leuca, Torre Vado, ecc.) mostrano una contrazione sempre più evidente, mentre nuove strutture ricettive sorgono ormai indistintamente in aree rurali o nei piccoli centri dell’entroterra.
È vero: il “brand Salento” non gode più della stessa popolarità di alcuni anni fa, quando nel “periodo Covid” si sono registrati numeri record; l’improvviso boom del passato non ci ha sempre trovati preparati ma, non tutto è andato perduto. Lo sviluppo qualitativo del settore è anche il risultato degli errori commessi durante la fase di forte espansione.
Oggi è il momento giusto per raddrizzare il tiro e creare una nuova concezione del turismo fondata sulla valorizzazione del territorio. In tutto il mondo, infatti, ci sono spiagge bellissime e anche più economiche delle nostre; forse, stiamo maturando la consapevolezza che la storia, la cultura, l’autenticità e tutti gli aspetti paesaggistici del territorio sono i pilastri su cui poggiare il concetto di ospitalità e, non è necessario snaturarsi per cercare di catturare qualche turista “last minute” in più.
Gianfranco Chiarello
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